martedì 4 settembre 2007

Il rientro al lavoro con l'Africa dentro by Simone

Cari compagni di viaggio,

oggi primo giorno di lavoro; entrato stamattina alle otto e mezza, alle sette di sera ero ancora lì con davanti a me due alternative: uscire e comprare qualcosa da mangiare per fare compagnia a quella pesca solitaria che nel mio frigo ogni tanto si guarda intorno e dice “…c’è nessuuuunoooo?”, oppure gettarmi a capofitto nella lettura di tutte le vostre (con la “e”, perché è femminile :-) e-mail che mi aspettavano da ormai una settimana. Ovviamente … me ne sono andato (Martina non ci credere, sto scherzando!): che bel tuffo!

Una volta tornato a casa ho visto lo zaino ormai vuoto che, gettato in bagno in attesa del suo turno di lavaggio, mi guardava mogio mogio e sembrava chiedermi altra polvere, altri panni sporchi pressati dentro alla bell’e meglio (si scriverà così? … mah!), altre salviettine Fresh & Clean nelle tasche e altre gite sul tetto della jeep dove, da quella piega del telone che Paul non aveva voglia di chiudere bene, poteva respirare l’Africa.

E allora ho ricordato la sensazione da sopra quella roccia in mezzo al lago Natron coperto da una distesa di sale; o le chiacchiere in tenda con un buon amico mentre fuori pioveva in mezzo al Serengeti; oppure l’abbraccio di un vecchio commerciante musulmano di Stone Town con il quale avevo parlato di ebano, di vita e di Bin Laden, che mi aveva mostrato una statuetta di una madre e un bambino che lui chiama Unicef e che siccome era rotta mi ha detto di non comprare e di portarla nel cuore; o la felicità che mi ha regalato un bambino quando dopo avermi chiesto la solita penna è tornato semplicemente bambino e ha riso quando gli ho toccato il naso e fatto un verso con la bocca.

Perché in fondo l’Africa non è “quel che abbiamo visto” ma quel che abbiamo vissuto e che ci portiamo dentro. Tutto questo a qualcuno ha ridato il gusto per il proprio lavoro, a qualcun altro la voglia di viaggiare ancora, a qualcun altro ancora la voglia di aprirsi di più al mondo. Ciascuno ci ha messo qualcosa di se e forse è tornato un pochino diverso da prima, perché in fondo viaggiare davvero è un po’ anche questo.

E allora dico grazie Africa, e dico anche grazie a voi che della mia Africa fate parte.

Simone

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